Adozioni, Volontari & Co.

Adozioni, Volontari & Co.

Il mondo delle adozioni e del volontariato non è sempre rose e fiori. Non sempre è facile parlarne e dietro di esso spesso si nasconde un mondo omertoso e pieno di retroscena.

Precisiamo che vanno ammirati quei seri volontari che, senza proprio tornaconto, armati di passione e la dovuta preparazione cercano di trovare una famiglia ai tanti cani abbandonati salvati per le strade. Spesso questi volontari non sono aiutati da nessun ente e quello che fanno a proprie spese è davvero ammirevole. Tuttavia come ogni specie di volontariato ci sono delle pecche che andrebbero riviste e purtroppo anche chi di questo mondo ne ha tratto un vero e proprio lavoro facendo finta di fare quasi una beneficenza.

E’ giusto precisare che «adottare un cane è un grande gesto di amore che, se affrontato con consapevolezza e responsabilità, dà espressione a quanto c’è di più nobile nell’anima di ciascuno» ma spesso tutto questo viene tenuto senza considerazione perchè la voglia di fare del bene a volte non da la lucidità di rendersi conto che per esempio ci sono razze che vanno conosciute e sapute gestire.

Partiamo da un dato di fatto: ogni anno migliaia di cani vengono abbandonati. Tra questi purtroppo anche moltissimi Rottweiler. Le pagine social di Volontari, Rescue, Associazioni, Canili & Co. sono ogni giorno piene di annunci di Rottweiler che cercano famiglia. Spesso basta la foto di un primo piano di questi splendidi Rottweiler e di una presentazione ad hoc per far intenerire chi legge.

Il fenomeno del randagismo soprattutto al Sud Italia è sempre in forte crescita.

Gli ultimi dati ufficiale forniti dal Ministero della Salute sul numero di cani presenti in canili sanitari o rifugi in Italia è online sul sito del dicastero e riguarda il 2021 (tabella di seguito) ma bisogna precisare che questi sono solo i cani finiti in canili e rifugi ai quali vanno sommati quelli liberi di cui non si conoscono i dati.

Come potrete notare il primo dato che salta agli occhi è quello di avere finalmente i numeri del randagismo in Calabria e Sicilia. Confrontando i dati della Lombardia con quelli delle due regioni sopra citate (oggetto del divario Nord e Sud) possiamo renderci conto che tutto sommato anche al Nord il numero dei cani finiti in canile o nei rifugi è abbastanza alto. Purtroppo molti di questi cani finiti di nuovo nei canili al Nord Italia sono dovuti proprio alla sbagliata valutazione di volontari impreparati che pur di svuotate canili al Sud adottano cani a chiunque.

dati randagio 2021
Dati randagismo 2021

Perchè si abbandonano?

Prima di parlare di adozioni parliamo innanzitutto di abbandoni e delle motivazioni per le quali si abbandona un cane di razza come il Rottweiler.

Nonostante sia impossibile elencare tutti i motivi che inducono ad abbandonare un cane, possiamo invece dire con chiarezza che i. numeri di cani di razza (che vanno ad alimentare la popolazione di meticci randagi) è molto di più di ciò che si pensi. Tra questi troviamo Rottweiler, Pitbull, Pastore Tedeschi, Pastore dell’Asia Centrale, Cane Lupo Cecoslovacco ecc. Noi focalizzeremo l’attenzione sulle motivazioni che spesso possono spingere un proprietario a cedere o ad abbandonare un Rottweiler: cessioni di proprietà, problemi comportamentali del cane (tra cui aggressività), cattiva gestione del padrone quasi sempre dovuta ad uno sbagliato o assente percorso di educazione, insorgere di malattie, scarsa motivazione e responsabilità prima dell’acquisto, fine del momento «dolce» del cucciolo, vacanze estive e ultimamente visti gli ultimi 2/3 anni tra pandemia e crisi economica ci sono stati sia esemplari adulti finiti in canile per la morte dei proprietari e sia cessioni di proprietà per motivi economici.

Non volendo giudicare nessuno dobbiamo fare un punto sul fatto che spesso molti dei cani abbandonati sono sprovvisti di microchip e questo comporta il difficile se non impossibile ritrovamento dei proprietari legali. Questo avviene maggiormente perchè questi cani, presi da privati e dunque non tenuti alla procedura di registrazione ufficiale per via dell’assenza di pedigree, sono tenuti illegalmente e quindi nessuno ne ha denunciato la proprietà. Sappiamo benissimo inoltre che spesso questi cuccioli vengono ceduti prima dei 60 giorni e quindi molto probabilmente senza aver ricevuto neanche l’imprinting dalla madre (fase importantissima che condizionerà tutta a sua vita da adulto!). Di questo già parlato sul nostro sito delle accortezze che si devono avere nella scelta del cucciolo ma vi rimandiamo a leggere l’articolo.

E’ risaputo come dopo la fase dei primissimi mesi nel quale un cucciolo è sempre tenero e bello da stropicciare si sussegue il mal fase in cui il cucciolo inizia ad avere un atteggiamento da adolescente ribelle, sempre più soggetto a mordicchiare ogni cosa, a voler conoscere il mondo che gli sta attorno e spesso anche a distruggere sia all’interno o all’esterno piante o suppellettili (in base al carattere che varia da soggetto a soggetto) se non gli viene insegnato a non farlo. Molti proprietari ignorando l’importanza di iniziare un percorso di educazione e gestione con questo tipo di razza rifilano il cane alla catena o al box. Il cane diventa ingestibile e quindi quello che si riteneva un batuffolo di peli si inizia a vere come un problema. Questo non solo peggiorerà la situazione comportamentale del cane ma la renderà visibilmente insostenibile. Questo è un esempio per cui molti proprietari scelgono di abbandonare il Rottweiler: il momento più triste per un cane è proprio questo… Vedersi abbandonare dal proprio padrone, un’esperienza che gli segnerà tutta la vita.

Tra gli altri motivi però non c’è sempre la scarsa responsabilità del proprietario a monte di una motivazione di abbandono.

Prendiamo per esempio il caso di un Rottweiler acquistato in un allevamento e quindi di razza a tutti gli effetti. Può capitare che nonostante tutte le garanzie che un allevatore può dare il cane riscontri delle malattie. In quel caso, se un allevatore non ne vuole sapere di riprendersi il cucciolo, un proprietario che non avrà le condizioni economiche per affrontare un intervento potrà far crescere con sé questo cane che presenterà forti debilitazioni (sostenendo per tutta la vita spese di cure e mantenimento adeguato alla malattia) oppure, come spesso accade, rinunciare alla proprietà e portandolo in canile dove, come succede quasi sempre, resterà per tutto il resto della sua vita fino alla morte. Le malattie per cui si abbandona un cane sono tante, dalla leishmania alle displasie, da quelle cardiopatiche a quelle dei reni. In tutti questi cani molti proprietari non vogliono o non possono farsi carico delle cure e decidono di cederlo o abbandonarlo.

A questo punto un cane può finire in canile, in un rifugio, in mano a volontari per proprio conto, in un rescue gestito da associazioni ecc. In ogni caso molti di questi Rottweiler probabilmente li vedrete finire sui social in cerca di una nuova famiglia.

annuncio adozioni rottweiler
Rottweiler in un canile. (foto dal web)

Sono molti i cani che dal Sud Italia ogni giorno partono verso il Nord nella speranza di una nuova famiglia che possa accudirli e amarli. Ma dobbiamo chiederci: basta solo l’Amore per adottare un Rottweiler?

La risposta deve essere secca: No! Vediamo i perchè.

L’amore che ci mette un volontario a voler trovare una famiglia ad un povero Rott abbandonato che non ha colpe, come abbiamo detto all’inizio è da ammirare e valorizzare. Però l’onestà intellettuale deve farci riflettere su quello che spesso si nasconde dietro il volontariato, il preaffido, gli stalli e le staffette.

Le adozioni: spesso nascondono irregolarità.

Quasi sempre chi si occupa di adozioni e trova un Rottweiler mette online sui propri social un annuncio in cui fa leva sulle emozioni e la sensibilità dei possibili lettori. Sono tanti gli annunci di Rottweiler che cercano famiglia fatti sui social da associazioni, rifugi, rescue e volontari locali. Spesso dopo la sempre presente storiella «strappa lacrime» in cui vi si descrive la storia del cane prima di essere abbandonato, si presenta il cane con il nome datogli al momento del ritrovamento (quindi non quello datogli dagli sconosciuti proprietari) e le informazioni fortettarie sull’età quasi sempre accompagnate da caratteristiche caratterialiali dedotte dal volontario (non sempre si chiede un parere di un professionista o veterinario). Se un volontario oltre al grande cuore è accompagnato da una preparazione cinofila adeguata e una cultura fatta sui libri si avrà la fortuna di avere davvero una corretta valutazione ma questa è fantascienza perché nella maggior parte dei casi al volontario medio basta l’Amore. Non riesce a comprendere che il suo compito non è semplice ma di grande responsabilità perchè se la valutazione del cane è sbagliata non solo il cane passerà un periodo in una nuova casa in cui non sarà compreso ma spesso dovrà subire un rientro in un altro canile perchè potrà presentare problemi comportamentali e forme di aggressività più o meno gravi che obbligheranno i nuovi proprietari a rivolgersi alle Asp.

Ecco perchè la formazione dei volontari è una cosa importante. Non è giusto avere un atteggiamento strappa lacrime per svuotare i box dei propri rifugi. I volontari andrebbero formati almeno sulle nozioni basilari di cinofilia, sull’alimentazione, sul comportamento dei cane, sui segnali calmanti e tutte le minime conoscenze che ogni cinofilo dovrebbe conoscere per sapersi rapportare con qualsiasi cane.

Nello specifico del Rottweiler sappiamo bene che non è un cane per tutti perché ha una propria memoria di razza e bisogna conoscere molto bene le sue caratteristiche, le motivazioni di razza e il suo comportamento che è diverso da quello di un Pointer o di un Maremmano.

Purtroppo l’amore per quanto è importante non basta con un cane di cui non si può conoscere il passato e che andrà ad abitare in una nuova realtà magari dove vivono dei bambini.

C’è un altro aspetto poi ancor più serio di cui bisogna parlare senza nascondersi dietro uno schermo: quello delle donazioni. Molti volontari con le donazioni si sono inventati un vero e proprio lavoro facendo spesso leva sulla sensibilità di alcune persone soprattutto donne che nel mondo delle adozioni vengono chiamate «mamme». Persone che puntualmente donano anche importanti somme di denaro per le spese cliniche, sanitarie o ai fabbisogni alimentari-igienici dei cani. Molti volontari fanno leva su queste persone spesso deboli e con delle possibilità economiche perché sanno che molti animalisti hanno nel DNA quel volersi sentire eroine e salvatrici degli animali. Spesso non lo sanno ma fidandosi di questi cialtroni vengono silenziosamente truffate.

Credete che tutte queste persone sanno dove vanno a finire i loro soldi e come vengono realmente gestiti in modo trasparente? Sono numerosi i casi di truffatori e anche il programma Le Iene se ne è occupato.

E doveroso ribadire che non tutti i volontari sono furfanti. E’ importante sempre chiedere trasparenza dei soldi che si donano e seguire tutto l’iter e il percorso che questi cani fanno dal momento che partono dal sud Italia, le condizioni con cui vengono trasportati con le staffette, fino a che giungano a destinazione.

Bisogna stare sempre attenti e non metterci sempre solo il cuore perchè dietro alcuni personaggi ci può essere tutt’altro che l’amore per i cani. Ricordiamo che é sempre bene denunciare alle autorità quando ci sono anomalie o le donazioni puzzano di irregolarità. Questi furfanti si muovono quasi sempre senza controlli e in concomitanza con diverse figure di cui non si conosce nulla: stallanti privati, staffettisti non in regola e situazioni in preaffido poco chiare.

Il preaffido

Molto spesso il preaffido non viene compreso o peggio mal interpretato. Molti infatti ritengono che questa procedura sia un’invasione della propria vita privata o un controllo invadente e diffidente sul proprio stile di vita.

Ma per capire meglio i motivi del preaffido bisogna riconoscere che adottare un cane dal canile o da un rifugio è un percorso che deve necessariamente prevedere una consapevolezza, non solo dei meccanismi di adozione ma anche della complessa valutazione sulla compatibilità dell’animale prescelto con il futuro adottante.

La richiesta di adozione prevede sempre la compilazione di un modulo, nel quale i gestori del canile che hanno in custodia l’animale pongono una serie di domande mirate a capire se il futuro proprietario sia adatto per il cane richiesto.

Ci sono per esempio cani di una certa taglia o con un determinato carattere che richiedono un tipo di spazio, di competenza e conoscenza nella gestione dell’animale. Va da sé che in certi casi sia meglio evitare per esempio un appartamento in città oppure una famiglia con presenza di bambini piccoli.

Infatti alcuni esemplari in adozione vengono da situazioni di strada oppure hanno subito maltrattamenti, spesso ripetuti, o traumi o abbandoni, questi quasi sempre molto dolorosi. Quindi le procedure messe in atto da chi affiderà l’animale in adozione sono mirate a salvaguardare il benessere sia dell’animale che dell’adottante, con l’intento di trovare la famiglia più adatta.

Proprio per quanto sopra spiegato, certi cani possono portare con sé dei problemi comportamentali e hanno bisogno di particolari e determinate attenzioni. Non è proprio così scontato che tutte le persone siano preparate o disposte né pronte a sopportare sacrifici e impegni per il recupero e la gestione dell’animale.

rottweiler canile
Rottweiler rinchiuso in canile

Gli Stalli o stallanti

Tenere in stallo temporaneo cani significa accogliere gli animali e prendersene cura nell’attesa della loro adozione definitiva.

Lo stallo non va confuso con il concetto di affido/affidamento. Per la legge italiana un cane recuperato dalla strada ed entrato in canile non può essere ufficialmente adottato finché non sono passati 60 giorni e per questo si parla di affidamento, un periodo di tempo in cui il cane può essere ancora reclamato e restituito alla persona o famiglia che lo ha smarrito.

Chiarita questa differenza, capiamo chi sono gli stallanti, ovvero coloro che prendono in stallo uno o più animali. Questi volontari appartengono di solito ad un’associazione animalista più o meno grande. L’associazione generalmente si occupa della gestione della rete degli stalli e di trovare una casa definitiva all’animale. Esistono anche stallanti autonomi, svincolati da associazioni, che gestiscono l’intero processo ma di cui si conosce poco sia dal punto vista dell’ambiente in cui tendono in stallo i cani sia sulla loro gestione di cani.

Essere stallante è un compito di alta responsabilità dove non dovrebbe essere permessa l’improvvisazione. Questi volontari devono quindi essere persone preparate rispetto al comportamento e la salute animale e devono avere esperienza nella loro gestione, sia nel caso di animali senza alcun problema di comportamento o di salute, ma specialmente nel caso di animali con esigenze particolari.

Le Sfaffette

Il fenomeno delle staffette, ovvero il trasporto di cani di strada o di canile da Sud a Nord Italia destinati alle famiglie che li attendono, è sempre più diffuso, soprattutto grazie ai social network. E’ giusto dedicare un ampio punto su questo punto perchè dietro vi è un vero e proprio business.

Ormai basta un clic per adottare un cane e dare inizio al viaggio, ma non sempre avviene nel rispetto delle leggi e del benessere animale. Spesso, nonostante il grande impegno dei volontari e a causa dell’assenza degli enti preposti, dietro a questi spostamenti si cela un vero e proprio business.

Tutti non possiamo dimenticare quel 14 febbraio 2021: alle cinque del mattino un terribile incidente avviene sull’autostrada A14, all’altezza del chilometro 148. Due mezzi pesanti si scontrano e un furgone finisce schiacciato nell’impatto. A bordo c’erano due persone che stavano trasportando cinquanta cani e dieci gatti dalle regioni del Sud Italia verso il Nord. Elisabetta Barbieri e Federico Tonin perdono la vita così, durante uno dei tanti viaggi che facevano come “staffettisti” per consegnare animali da una parte all’altra del Paese a persone o rifugi in loro attesa.

La cronaca nazionale accende i riflettori su un fenomeno che in realtà va avanti da molto tempo ma che con l’avvento dei social network è diventato massivo: le staffette su strada dal Meridione al Settentrione di cani e gatti provenienti da prelievi sul territorio o da canili attraverso trasporti con mezzi più o meno attrezzati, pochi a norma di legge e spostamenti che avvengono anche su altre tratte: aereo, treno, nave.

In gergo si chiamano staffette: sono i trasporti di cani di strada o di canile da Sud a Nord Italia. Offerta e richiesta viaggiano prima e principalmente sui social network e le staffette al massimo balzano agli onori delle cronache locali quando qualche furgone viene raramente fermato per controlli e all’interno spesso si scoprono animali stipati fino all’inverosimile, in pessime condizioni e anche senza documenti di viaggio. Accade anche che degli animali muoiono, magari perché sfuggono nel momento in cui vengono consegnati agli adottanti in aree di sosta come caselli autostradali e slarghi cittadini o che altri vengono smarriti addirittura durante il viaggio.

Anni fa il fenomeno era relegato a poche vetture di proprietà dei volontari che, a loro spese, portavano il cane direttamente a casa della famiglia adottante. Poi, negli ultimi anni, c’è stata un’impennata con l’avvento di Facebook in primis e uno scambio che avviene attraverso le chat di WhatsApp o Telegram. Proprio Internet, così, è il principale alimentatore di un fenomeno che oggi vede numeri impressionanti e vere e proprie imprese di trasporto di cani e gatti: alcune perfettamente in regola, altre illegali o al limite della legalità e che non rispettano le norme sia da un punto di vista amministrativo che, cosa più grave, penale finendo nella fattispecie del maltrattamento animale.

Oggi, ad esempio, la Famiglia Bianchi di Milano può adottare un cane che è stato trovato da qualcuno o è ospitato in un canile della provincia di Napoli e che appare su un post pubblicato online. Basta cliccare sulla foto dell’annuncio e parte la procedura di adozione: a volte complessa, altre volte molto superficiale. Nasce poi la necessità di consegnare e ricevere il cane, una volta ottenuto il nulla osta all’adozione qualora ci sia stata una prassi da seguire. La famiglia adottante così non ha mai incontrato quell’individuo che arriva da località che possono essere anche a 1000 chilometri di distanza dal luogo in cui lo aspetta.

Su questa richiesta di mercato sono nate le staffette che vedono all’opera furgoni che arrivano a fare viaggi della durata anche superiore alle 40 ore e “mini staffettisti” che a loro volta portano gli animali poi in luoghi ancora più distanti caricandoli su macchine private. Negli ultimi tempi, così, il fenomeno della movimentazione di animali un tempo randagi ha lasciato ampio spazio anche a persone incompetenti, attratte dalla possibilità di lauti guadagni e spesso in regime di evasione fiscale. E non si sta parlando dei volontari che operano correttamente e che chiedono un rimborso spese legato soprattutto alla salute degli animali, sia chiaro sin da subito.

Si stima attraverso la nostra analisi dei profili più attivi tra siti e pagine Facebook, non essendoci un report pubblico a cui fare riferimento, che siano almeno trenta i mezzi che ogni settimana percorrono le autostrade dal Sud al Nord, con un numero di cani trasferiti nell’ordine di almeno 1000 a settimana. Di pari passo vi è anche un giro d’affari, in gran parte al nero, tra i due e i tre milioni di euro all’anno, sempre secondo una stima: per ogni cane trasportato viene richiesto infatti un corrispettivo che si aggira intorno ai 50-60 euro ma che può arrivare anche a superare i 200 euro, a seconda della taglia e della tratta percorsa. Esistono, del resto, veri e propri tariffari a cui gli adottanti fanno riferimento e richieste di pagamento anticipato su carte ricaricabili o contanti da elargire alla partenza.

Considerazioni finali

Non tutto il mondo del volontariato e delle adozioni è marcio. Ma bisogna stare attenti e soprattutto avere occhi pieni d’amore ma anche attenti e vigili agli annunci delle adozioni.

E’ giusto tenere in considerazione il fattore che dà carburante e fuoco perpetuo alla movimentazione degli animali randagi dal punto di vista di chi lo fa non a scopo di lucro: l’amore. Questa parola così semplice è terribilmente efficace nel momento in cui viene scritta e letta perché genera subito un pensiero comune: nulla di male può accadere se un’azione mette in atto un meccanismo dettato da un sentimento così puro. Ma per analizzare il fenomeno delle adozioni bisogna avere il coraggio di andare oltre il significato etimologico della parola “amore”, tenere ben salda la testa, mettere le emozioni da parte e comprendere che non tutto ciò che viene fatto con buone intenzioni, purtroppo, è necessariamente qualcosa di giusto.

Ci sono volontari che non hanno alcun aiuto dagli enti locali e che devono fronteggiare quella che è perennemente una situazione emergenziale. Donne e uomini che ogni giorno vivono e vedono animali in difficoltà, che non riescono a sopportare l’idea che cani e gatti possano rischiare di morire in strada e indipendentemente dal perché questo accada: dalle uccisioni determinate da avvelenamenti e maltrattamenti fino alla sola possibilità che un animale libero, anche se integrato sul territorio, possa magari finire investito. Un costo alto da sopportare ma che potrebbe avere un epilogo in realtà anche peggiore con il prelievo dal territorio senza una corretta valutazione per determinati soggetti  prima di decidere il loro destino.

Ci vuole criterio nello stabilire quali cani hanno davvero bisogno di essere spostati ma in assenza di uno Stato che metta in pratica quella legge ormai obsoleta ma che se applicata avrebbe ancora un senso, solo chi opera nel volontariato per gli animali diventa un faro nella notte.

Ma i cani però possono trovare famiglia ovunque e con un pò di giusto sentimentalismo c’è chi questo lo ha capito facendone un business prima lucrando sulle convenzioni che le regioni fanno con soggetti privati per la gestione dei canili ma anche e soprattutto con persone che, sostituendosi ai volontari per bene, fanno leva sui sentimenti di chi recupera e, soprattutto, di chi adotta. Una “lunga mano” che passa dal cuore delle persone al loro portafoglio o al loro conto corrente.

Ecco che entrano in scena gli annunci sui social di tantissimi volontari di cui non si può sempre conoscere l’effettiva serietà. Poi ci sono le staffette subito pronte a portare i cani ovunque. Su questo bisogna precisare e far conoscere che «chiunque trasporti randagi o cani  provenienti da canili e rifugi tra le regioni deve rispettare degli obblighi di legge. Ci sono anche dei requisiti in relazione al trasportatore che deve essere autorizzato, deve dichiarare di avere una formazione, di avere le adeguate strutture, i requisiti sanitari e anche delle procedure standardizzate scritte durante il viaggio». Le normative di riferimento sono il regolamento dell’Unione Europea 1/2005 che ha, però, come grande punto critico di essere maggiormente incentrato sugli animali di interesse zootecnico e non sugli animali d’affezione. L’Italia per colmare questo vuoto ha stilato delle linee guida sul trasporto. Il mezzo, ad esempio, deve essere omologato e deve rispettare degli standard di igienizzazione e di robustezza delle strutture. Gli animali devono essere sempre accompagnati da documenti ufficiali e importante per loro e per gli adottanti è tutto il profilo sanitario: cani e i gatti devono avere il microchip e essere già iscritti all’anagrafe regionale di destino al momento dell’arrivo. Devono aver fatto i trattamenti per i parassiti interni ed esterni, essere vaccinati contro le principali malattie infettive tipiche delle due specie e aver fatto prove diagnostiche accreditate per Leishmaniosi e Erlichiosi per i cani e FIV FeLV per i gatti. Per quanto riguarda i cuccioli, poi, ci sono regole ancora più stringenti a garanzia degli animali: Non possono viaggiare se hanno meno di otto settimane. Se sotto questa età devono essere accompagnati dalla madre. Tutti gli animali provenienti da rifugi e canili devono essere sterilizzati o castrati a meno che non ci siano ragioni particolari che devono essere provate.

Dunque… un mondo in cui spesso il cuore non basta. Va accompagnato dalla trasparenza, dalla formazione dei volontari e dalla regolarizzazione di chi trasporta questi cani.

Il nostro appello finale lo rivolgiamo a tutti i soggetti coinvolti, a coloro che davvero operano in buona fede e nell’interesse degli animali e alle persone che vogliono accoglierli nelle loro case: è giustissimo adottare un cane che è stato abbandonato o portato in canile ma è altrettanto giusto smettere di pensare, finanche motivati dalla buona volontà, che i cani siano oggetti o pacchi da spedire in giro.

C’è bisogno di fare attenzione al mondo delle adozioni perché spesso si è convinti di fare una buona azione senza immaginare di fare danni più seri.

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